Robert Aiki Aubrey Lowe: “Manifestations in the Shadow of an Uncertain Land”

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Robert Aiki Aubrey Lowe: “Manifestations in the Shadow of an Uncertain Land”

Maestro nel pianificare un suono narrativo eppure astratto grazie ai sintetizzatori modulari, Robert Aiki Aubrey Lowe (già Lichens) torna con un nuovo disco debitore verso la lezione di compositori contemporanei come Ligeti, Penderecki e Schönberg, ma anche coerente con la sua produzione musicale passata

Copertina del disco “Manifestations in the Shadow of an Uncertain Land”

Negli ultimi anni la musica di Robert Aiki Aubrey Lowe è diventata sempre più astratta e interessata a creare paesaggi sonori liminali. Dai cacciatori di cavallette della soundtrack Grasshopper Republic, passando per il commento sonoro a Union, si arriva ora a un Manifestations in the Shadow of an Uncertain Land che, pur non essendo una colonna sonora, riesce comunque a riflettere su «potere, memoria e percezione» seguendo il solco della tradizione avanguardistica di compositori come Ligeti, Penderecki e Schoenberg, e lavorando per pennellate inquiete, inquadrature tremolanti e atmosfere visivo/sonore piuttosto cunicolari. I tre brani raccolti in questo disco sono meditazioni strumentali sospese nel tempo e nello spazio, che rallentano le pulsazioni fino a toccare una ambient arricchita da interferenze atonali figlie legittime di sintetizzatori modulari, linee vocali primordiali ed elementi elettroacustici ricombinati con una certa libertà espressiva.

A sentire il diretto interessato, in Manifestations in the Shadow of an Uncertain Land rientrerebbero anche riferimenti al cinema di Chris Marker, a Nella Colonia Penale di Franz Kafka e al film di Peter Watkins, Punishment Park: quel che è certo è che emerge prepotente dai solchi un gusto per una texture sonora mosaicata, frastagliata nella estetica ma sostenuta efficacemente da una grande creatività (At Punishment Park). Qualcosa che va di pari passo con la voglia di fondere strati di suono differenti surrogando certe idee del compositore di Atmosphères e Lux Aeterna citato poche righe più su (On The Nature Of Human Memory), eppure anche capace di creare una tensione palpabile e spesso volutamente irrisolta.

Si coglie quasi un’alternanza tra costruzione e decostruzione nel disco, una insoluta coesistenza tra droning e passaggi granulari capace di evitare i facili cortocircuiti da mestieranti del bordone in favore di un afflato improvvisativo che spesso sorprende. Un’indeterminatezza che conferma pienamente quanto lo stesso Robert Aiki Aubrey Lowe dichiarava qualche tempo fa a Fifteen Questions: «A volte, anche se ho in mente un risultato specifico, mentre sperimento con i suoni mi capita di imbattermi in un suono o in un movimento che non avevo preso in considerazione e che può davvero arricchire il prodotto finale. Il caso è un ingrediente davvero fantastico e importante nel mio lavoro. Le idee non si allontanano mai dall’intenzione iniziale, ma il percorso per raggiungerla può finire per seguire una strada diversa da quella che avevo pianificato».

Il disco è stato co-prodotto da Randall Dunn, già al lavoro con artisti del calibro di Björk, Oneohtrix Point Never, Thurston Moore, Zola Jesus, Algiers, Six Organs of Admittance, Marissa Nadler e moltissimi altri, e veicola una musica che, secondo lo stesso Lowe, trova la propria catarsi attraverso «la contemplazione, il terrore, la solennità e l’energia trascinante». Provare per credere.

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